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  • Bentornati!


    "Se ne vanno gli americani, ma dove vanno a finire i lavoratori?" Per due anni abbiamo sofferto l’altalenare delle sorti di oltre 140 lavoratori maddalenini (di nascita o di adozione). 140 famiglie appese ad un filo. Lo smantellamento della base americana segnava al tempo la fine di un’epoca e l’inizio di un'altra tutta di scrivere.

    Sulla vicenda si è detto e letto molto. Molte - e troppe - campagne elettorali si sono svolte sulla pelle dei lavoratori e il rischio di vivere l’ennesima lotta nell’agone politico di chi dovesse detenere il primato della risoluzione del problema era francamente troppo, visto il trascorrere inesorabile del tempo. Per questo dovevamo sollevare la cappa di silenzio che si era alzata sulla faccenda, nonché incoraggiare e sostenere i rappresentanti sindacali che hanno affrontato la crisi con orgoglio e determinazione. Per questo il Parco ha fatto la sua parte con l’intento di non erodere la ricchezza sociale, la “biodiversità” della nostra collettività.

    Polemiche sono state sollevate, alle volte subdolamente, sull’ingiustizia della situazione lavorativa dell’isola; alcuni hanno bisbigliato allo scandalo dicendo che erano privilegi che non tutti i lavoratori si potevano permettere, banalizzando il problema della “fame” di lavoro che investe la nostra isola. Molti giovani, e non solo, ancora oggi attendono risposte, opportunità, rassicurazioni, in un tempo nel quale nessuna di queste cose, purtroppo, può essere data con certezza.
    Francamente ritengo che la ricollocazione degli ex dipendenti della base USA sia stata una vittoria per il paese: una garanzia di stabilità per 140 famiglie che potranno ancora vivere lavorare e contribuire all’economia locale. Da oggi dobbiamo aprire una “seconda fase”, quella relativa alla realizzazione di opportunità per tutti gli altri “orfani” di un posto di lavoro, per i precari e per chi un lavoro ancora lo cerca.
    L’Isola non ha certo bisogno di guerre “tra poveri” ma necessariamente di trovare le forze, le idee e le energie per dare una risposta a quanti oggi si chiedono se potranno continuare a vivere nel posto dove sono nati.

    Ogni persona che abbandona l’Isola è una perdita per tutta la città, non solo in termini economici ma soprattutto culturali.
    Dobbiamo però fare di più. Dobbiamo incentivare la formazione, creando opportunità di tal genere all’esterno e occasioni di rientro, indirizzare alla realizzazione di opportunità lavorative ed imprenditoriali favorendone la “catalizzazione”, trovare forme nuove di collaborazione tra enti percorrendo strade innovative per poter creare opportunità, perché da soli non si può far più niente.
    Oggi ogni ente sul territorio deve interrogarsi non tanto su cosa può fare ma piuttosto su quale parte può svolgere in un quadro generale di organizzazione e di cooperazione al progetto complessivo di rilancio del territorio.
    In futuro, anche con i nuovi lavoratori assunti, dobbiamo continuare a lavorare per far crescere il nostro territorio e affinché si possa dire, a coloro che sono andati via e a coloro che sono rimasti in attesa, “bentornati” sulla vostra isola.