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  • La “marea nera”: sotto controllo in Gallura, risparmia l’Arcipelago


    Diciotto tonnellate di olio combustibile si riversano in mare lo scorso 10 gennaio a partire dallo stabilimento E.On di Fiume Santo: un incidente di proporzioni senza precedenti per tutto il nord Sardegna: chilometri e chilometri di costa, da Porto Torres a Santa Teresa di Gallura, segnati dalla presenza di materiale inquinante depositato sulle spiagge. Una situazione che fortunatamente è stata affrontata efficacemente dalle amministrazioni locali ed in parte già risolta senza alcun genere di rischio per il turismo estivo.Dopo le prime allarmanti notizie provenienti dalle coste galluresi, il Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena e la Capitaneria di Porto di La Maddalena si sono resi immediatamente disponibili per fornire supporto e monitorare l’evolversi della situazione a mare. Nel corso delle scorse settimane il costante monitoraggio della chiazza oleosa che ha raggiunto Santa Teresa è stato condotto in stretta collaborazione tra le due istituzioni. Il posizionamento sui fondali dell’Arcipelago di sensori per il rilevamento di idrocarburi in grado di rintracciare anche dosaggi minimi di prodotti tossici ha infatti consentito una verifica costante dell’inquinamento dei fondali oltre che delle coste. I lavori di bonifica immediatamente avviati al momento della fuoriuscita del materiale inquinante lo scorso 10 Gennaio, grazie all’intervento della stessa società E.On e di tanti volontari che si sono impegnati per evitare il disastro non erano bastati a contenere lo sviluppo della macchia inquinante. Il gioco delle correnti non ha purtroppo impedito che la macchia d’olio combustibile raggiungesse le coste della Gallura. La mobilitazione dei tanti volontari e della associazioni ambientaliste è risultata comunque assai preziosa per cercare di porre argine ad uno scempio ambientale che non manca di suscitare polemiche e attribuzioni di responsabilità ancora oggi, a distanza di più di un mese dall’accaduto. Fortunatamente i confini del Parco e le isole dell’Arcipelago non sono stati raggiunti dallo scempio, ma con forza è stata ribadita in più di un occasione dal Presidente Bonanno la necessità di una più forte tutela del tratto di mare compreso tra Sardegna e Corsica. L’evidenza del danno ambientale causato dalla fuoriuscita di materiale inquinante dagli stabilimenti di Fiume Santo riporta drammaticamente all’attenzione anche il problema della chiusura al traffico del canale delle Bocche: “Si tratta di una questione che abbiamo posto con forza individuando soluzioni politiche strategiche e di sviluppo con la costituzione del P.M.I.B.B Parco Marino Internazionale delle Bocche di Bonifacio. Questa vicenda – riflette il Presidente del Parco - purtroppo ripropone in tutta la sua drammaticità le ragioni che hanno spinto l’Ente in quella direzione. Le questioni ambientali non possono essere affrontate in termini locali ma sempre sulla base di una logica di sistema. La chiusura al traffico delle navi contenenti materiali inquinanti è una necessità per tutelare un tratto di costa dalle forti valenze ambientali”.