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  • Intervista a Luigi Madau, esponente del presidio ex-portieri Arsenale militare


    Puoi raccontarci le motivazioni che vi spingono a presidiare ormai dal 23 gennaio l’entrata dell’ex Arsenale Militare?
    Noi avevamo un contratto a tempo indeterminato con la società Nautilus, che pochi giorni prima di comunicarci l’interruzione del rapporto di lavoro ci aveva detto che la stessa Mita aveva fatto delle promesse riguardo alla continuazione del nostro rapporto di lavoro. Poi non abbiamo capito perché ci sia stato comunicato il licenziamento di tutte e 23 le persone impiegate come portieri.
    Al nostro posto sono stati assunti degli “ormeggiatori tutto fare” che di fatto si occupano anche del servizio di portierato, sorveglianza e controllo degli ingressi e dei transiti nell’area dell’ex Arsenale militare, e che quindi, di fatto, hanno assunto tutte le nostre funzioni.
    Tra le altre cose, in via ufficiale abbiamo saputo che il contratto gli è stato recentemente modificato con la qualifica di portieri.

    Avete tentato la strada del dialogo richiedendo un incontro ufficiale al sig. Vasco De Cet, responsabile della Società che ora gestisce l’ex-Arsenale?
    Sì, il Sig. De Cet ci ha ricevuto, ma ha dichiarato di non avere nessun obbligo nei nostri confronti in quanto la Nautilus (società con la quale avevamo stipulato il nostro contratto di lavoro) aveva un rapporto di lavoro con la MSP di Sassari, una società di sicurezza che a sua volta aveva un contratto con la Co.ge.ca che è la ditta madre dei lavori, a sua volta impegnata in un contratto di lavoro con la Protezione Civile.
    In definitiva, una volta terminato questo rapporto di lavoro, una società privata come quella di De Cet non può farci nulla giacché le leggi di mercato risultano essere queste.

    Quindi il problema sta alla base, ovvero nei rapporti contrattuali tra società che sono all’interno dell’Arsenale?
    Esatto. De Cet ha dichiarato che come società privata può assumere chi vuole senza alcun tipo di obblighi o vincoli.
    Ma la Mita Resort non aveva previsto una quota parte da riservare ai maddalenini?
    Sappiamo che c’era stato una sorta di pre-accordo, ma niente di ufficiale.
    Quindi la Mita potrebbe teoricamente anche assumere tutte persone che vengono da fuori?
    Purtroppo sì. Le amministrazioni locali non hanno previsto nulla, nemmeno che la mano d’opera fosse assunta in loco. Tutto dipenderà dai curriculum che verranno presentati, si svolgeranno le selezioni e poi si vedrà. Per il momento 23 persone con famiglie e figli a carico si trovano senza lavoro e potevano pure vantare un contratto a tempo determinato!

    Quindi siete decisi a continuare il presidio. Avete qualche speranza di riuscire ad essere riassunti?
    È tutto da valutare, forse potremmo appellarci ad un articolo di legge che prevede che una società entrante che dovesse subentrare ha il dovere di assumere almeno una parte del personale già esistente….
    Abbiamo anche chiesto un incontro a Bertolaso che ci ha detto di poterci concedere 10 minuti se al termine della conferenza stampa di oggi troverà il tempo. Staremo a vedere.
    Purtroppo l’incontro con il dott. Bertolaso e i disocuppati della Nautilus che presidiano l’ex Arsenale non è avvenuto ma nell’ambito della conferenza stampa dello stesso giorno, il dott. Bertolaso ha dichiarato: “Noi non abbiamo deluso nessuno dal momento che al cantiere era scaduto il contratto di lavoro; queste persone stanno ora cercando un posto di lavoro e ci auguriamo che lo trovino. In ogni caso noi non abbiamo mai lasciato solo nessuno e cercheremo di impegnarci per risolvere questa situazione”.

    Il presidio è stato interrotto per un paio di giorni a seguito dell’accordo, firmato dalla Mita Resort e le rappresentanze sindacali, che prevede che i curriculum dei 23 portieri attualmente disoccupati vengano presi in considerazione, ma dopo le recenti notizie riguardanti la Protezione civile il presidio è spontaneamente ripreso l’11 febbraio.
    Noi ci auguriamo ovviamente che il presidio cessi al più presto per la ricollocazione dei disoccupati, nella speranza che le trasformazioni del territorio e il grande ”rilancio economico e sociale” cui sarebbe destinata l’isola di La Maddalena riescano effettivamente a creare occupazione tra la popolazione locale.