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  • Politiche energetiche: una ricetta possibile contro la crisi globale?


    Barack Obama ha invitato i leader dei 16 Paesi più ricchi a un forum-vertice su energia e clima in programma a Washington il 27 e il 28 aprile, che trarrà le conclusioni al G8 di La Maddalena dall’8 al 10 luglio. L’obiettivo finale è giungere a un nuovo accordo sui cambiamenti climatici in sede Onu.
    Per riattivare il “Major economies Forum sull’energia ed i cambiamenti climatici”, Obama ha scritto una lettera a Silvio Berlusconi, in cui si chiede l’aiuto dell’Italia. Il premier ha dato il suo via libera affinché la riunione si tenga a margine del G8 della Maddalena.

    La Maddalena potrebbe essere la cornice di un nuovo protocollo di importanza planetario su un tema di carattere ambientale di grossissima importanza. La sfida delle energie alternative è infatti la nuova frontiera per lo sviluppo duraturo e sostenibile. Dalle energie alternative potrebbero arrivare risposte alle questioni calde di questo periodo storico delicatissimo a livello mondiale: trovare meccanismi che garantiscano l’uscita dalla “crisi” che sorreggano, e creino, occupazione.
    Negli ultimi anni, infatti, molti Stati hanno incominciato ad avviare importanti programmi di investimento sulle fonti di energia alternative con lo scopo da un lato di diminuire la dipendenza dal “petrolio” e dall’altro di valorizzare, sulla scia di investimenti nazionali e comunitari, le risorse locali per la produzione di energia.
    Sul sito del Sole24ore, sempre molto sensibile alle questioni energetiche, anche perché da anche da queste possono dipendere condizioni di compentitività del nostro “sistema Paese”, sono molti gli interventi di analisi sull’argomento anche in vista delle politiche anticrisi messe in campo dai diversi paesi europei e non solo. Infatti i governi di Europa, Usa, Cina, Giappone (per citare solo i maggiori), come evidenziato dal Sole24Ore, puntano su questa «green economy» nascente come una delle carte cruciali nei loro pacchetti di stimolo antirecessivi. L’obiettivo, per tutti, è di sostenere un nuovo ciclo innovativo e di posti di lavoro, per il 2009 e il 2010, tale da alimentarsi da sé anche negli anni successivi, quando alcune tecnologie chiave (eoliche, fotovoltaiche, solari termodinamiche o semplicemente termiche, geotermiche) avranno raggiunto il punto di pareggio con il costo delle fonti fossili.
    Infatti è certamente scontato che i prezzi di produzione energetica dalle fonti fossili (principalmente carbone e petrolio), secondo un diffuso consenso tra gli esperti, ritorneranno a salire ai primi segnali di ripresa dell’economia mondiale.
    Rinnovabili più nuove reti. Questa è, in sintesi, la formula rintracciabile sia nel pacchetto di stimolo di Obama, che di quello cinese e europeo.

    L’obiettivo di Obama è quello di raddoppiare entro tre anni l’ammontare di energia eolica, solare e geotermica. In Cina, inoltre, i 416 miliardi di euro anti-crisi appena varati da Pechino per l’efficienza energetica e l’ambiente serviranno anche a raggiungere il recente obbiettivo nazionale del 13% da rinnovabili al 2020. E ormai sono 66 i Paesi del mondo con target pubblici sulle rinnovabili. E una sessantina (37 industriali e 23 in via di sviluppo) hanno politiche di incentivo, tra tariffe elettriche incentivate, obblighi di quote per i gestori elettrici, sussidi agli investimenti e crediti fiscali.
    Spicca, su tutti, l’Unione Europea: nel gennaio 2008 la Commissione europea ha presentato una proposta integrata in materia di energia e cambiamenti climatici nella quale affronta i problemi dell’approvvigionamento energetico, dei cambiamenti climatici e dello sviluppo industriale.
    Ma il ricorso a fonti energetiche rinnovabili favorisce anche l’occupazione a livello locale e regionale. Nell’UE il settore delle energie rinnovabili ha un fatturato di 30 miliardi di euro e dà lavoro a circa 350 000 persone. Le opportunità di impiego sono numerose e vanno dall’alta tecnologia per la produzione di componenti fotovoltaici a lavori di manutenzione delle centrali eoliche o alla produzione di biomassa nel settore agricolo.
    Nel 2008 il fotovoltaico è cresciuto del 170% e l’eolico del 35%. L’analisi di Ernst&Young pone l’Italia tra i paesi europei con un potenziale naturale per le rinnovabili superiore all’obiettivo da raggiungere. 
    L’importante è spingere su rinnovabili endogene che promuovano produzione, ricerca e lavoro ed evitare operazioni speculative e sbloccare la burocrazia. Tecnologie come il fotovoltaico, il geotermico, le biomasse, l’idroelettrico e il solare termico che ben si sposano con il clima italiano possono essere il catalizzatore per sviluppare un’industria coerente con le potenzialità del nostro territorio e delle realtà locali che sapranno cogliere queste sfide.
    In definitiva siamo davanti ad un bivio molto importante ed imboccando la strada dell’efficienza energetica e della produzione di energie da fonti rinnovabili potremmo raggiungere interessanti risultati nel medio e nel lungo periodo. La creazione di politiche energetiche locali (regionali e provinciali, ma anche comunali) determinerebbe la possibilità di creare occasioni di sviluppo locale tutte da indagare. Cogliere questa sfida però determina la necessità di favorire, a livello burocratico e finanziario, l’investimento di imprese ed Enti pubblici o associazioni tra queste. Le agevolazioni fiscali, lo snellimento delle procedure amministrative e una capillare campagna di comunicazione  potrebbero determinare quel patto col territorio che determinerebbe la facilitazione di attrarre risorse e investirle in opere concrete. Aspettando il G8 potremmo tutti noi, enti locali, incominciare a ragionare sulla fattibilità di un piano energetico locale.