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  • Rubrica - Appunti in agrodolce


    Ho la pretesa, fino a prova contraria, di essere autrice di un aforisma che considero particolarmente suggestivo – scusate la modestia…: Camminare è come la prosa, ballare è la poesia del corpo. Come la poesia è, rispetto alla prosa, una forma più assoluta, perfetta, di conoscenza, il ballo è, rispetto alla nostra corposità e spazialità, una forma sublime di inserirci nei movimenti vitali dell’universo, una tensione verso l’armonia, la distensione e una comunicazione più profonda verso tutto ciò che ci circonda, natura e umanità. Nei miei anni latinoamericani, poco a poco, non si creda che sia un processo semplice o immediato, ho imparato a capire cosa può significare il ballo, perché esso è – con tutto il rigore che queste parole possono contenere o trasmettere – un’espressione culturale profonda e articolata che veicola la conoscenza e l’amore per le proprie radici storico-etniche, consolida il senso di appartenenza e valori come l’amicizia, la solidarietà, la tolleranza, il gusto del compartire; produce flussi liberatori di energia positiva e creativa, amplia gli affetti, favorisce un approccio filosofico all’interpretazione della vita e della realtà. Mette in comunicazione con quel nucleo di spiritualità che è in ognuno di noi. Il ballo è, per chiunque lo viva nella maniera “giusta” uno strumento di serenità, equilibrio e gioia, e veicola un atteggiamento costruttivo a favore della vita.

    Al contrario, in Italia il ballo è considerato più che altro un’attività frivola e superficiale, direi quasi esclusivamente ginnica, oppure banale strumento di avvicinamento erotico-sentimentale per i giovani. Giudicandola attività-intrattenimento esclusivamente giovanile, quando viene praticata da persona di altra età viene vista come inadeguata o addirittura apertamente  ridicola, espressione di un giovanilismo patetico, penoso sforzo di un voler essere giovane a tutti i costi, incresciosa invasione di un territorio non proprio.

    D’altro canto, ci si permette il lusso di disprezzare quei paesi dove il ballo e la musica sono filosofia nazionale. Quando si dice per esempio del Brasile “paese di ballerini”, non si intende esattamente fare un complimento, salvo poi sbavare alla vista di quelle stupende mulatte che sfilano nel sambodromo… Bellezza mulatta, sfolgorio di energia erotica e lusso di vestiario che sono un aspetto ma non tutto del fenomeno carnevale. La forza della tradizione, l’allegria di vivere e la sensualità profonda si esprimono ancor di più, se possibile, in quelle signore mature e grasse che ballano con una grazia da fare invidia a uno stuolo di quindicenni. Non si creda che le circonferenze oniriche delle loro enormi gonne siano un riempitivo, non si creda che vengano viste con sufficienza: sono una parte fondante di tradizioni che riconoscono in ogni fase della vita la capacità di viverla con gioia e soddisfazione.
    In Italia direi piuttosto che il ballo lo si odia…, altrimenti come potremmo spiegarci le recenti ordinanze del sindaco di Ravenna? (lasciamolo così, senza citarne il nome, a che pro?): divieto per i locali del litorale di ingaggiare cantanti alla sera; e non basta: vietate le feste da ballo sulla spiaggia la domenica, permesse solo due feste infrasettimanali e, come si è già detto, senza cantanti. Sono le sue regole antischiamazzi. Quindi nella sua logica, parrebbe, sono il ballo e il canto a produrre gli schiamazzi. Mentre, secondo me, a produrli sono giovani depressi e insoddisfatti; poco educati da famiglie distratte o distrutte; disattesi da una scuola sempre meno ricca di stimoli e formazione vera; cucinati a fuoco lento da un assalto mediatico che li spinge alla stordita ammirazione per il potere e il denaro, per la forza fisica e la bellezza di plastica e silicone; terrorizzati da un futuro che nessuno può dipingergli come promettente; incattiviti da campagne subdole che provocando intolleranza, razzismo e disprezzo, risvegliano istinti da uomo delle caverne e attanagliano in circoli di paura e di ferocia.

    Altro che chiudere i locali e mandare tutti a casa! Se nelle piazze e nei locali pubblici si ballasse di più, forse la gente sarebbe meno cattiva… ah, ma è vero, un nostro ministro, anzi no, un vostro, bhe no, scusate, insomma, un attuale Ministro della Repubblica italiana ha detto che bisogna essere cattivi!…