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  • La base bissa? E noi a bussare


    Siamo già profondamente divisi nell’isola. Tra chi è pronto a sventolare le bandierine stars and stripes e chi a tirar fuori gli striscioni “yankees go home”. Tra chi spera e chi teme che dal futuro torni il passato. Divisi, rissosi, ma uniti da quella che resta la beffa di fondo: che sia una bufala o che l’ipotesi della nascita di un distaccamento NATO abbia elementi di riscontro, noi, come sempre, non sapremo nulla fino all’ultimo, né le nostre argomentazioni, quelle di chi sogna un futuro a stelle e strisce o quelle di chi uno autonomo e sostenibile fondato su am biente, paesaggio, bellezza, conoscenza, potranno minimamente incidere, né avranno più valore dei commenti che si intrecciano sui social network o nei bar. Come non ricordare oggi l’inverno tra il 1984 e il 1985, nel quale si negò con feroce determinazione la presenza dei micidiali missili a testata nucleare Cruise nelle acque dell’arcipelago o il più recente 2003 in cui l’ipotesi di potenziamento della Base fu liquidata con “semplici infrastrutture per migliorare la qualità della vita del personale»? Solo due esempi di fatti poi conclamati, ma preventivamente ferocemente smentiti. Fra il recente passato col ben noto sistema gelatinoso e le bonifiche truffaldine ormai conclamate, la riconversione gestita dalla “cricca”, fatta di appalti gonfiati, ruberie, favori, e quello più remoto sembra che in questa isola si sia sempre vissuta una storia criptata. Ma criptata per i suoi abitanti. Una storia fatta di scontri politici e di tensioni inaudite, ma anche di paure, segreti e misteri mai chiariti del tutto. Soprattutto una storia cui ci è stato chiesto, di volta in volta, di applaudire o protestare. E in cui ci siamo prontamente divisi ad applaudire o protestare. Siamo sempre stati scelti, e forse resi sempre meno adeguati a scegliere. Quando arriverà il nostro turno? Cioè il momento in cui ci riapproprieremo della facoltà di scegliere? E magari ci divideremo ancora, certo, ma almeno lo faremo sulle nostre scelte e non su quelle altrui. Finora sembra quasi che la nostra bellezza/ricchezza, essendo causa di alti appetiti, sia anche la causa prima della nostra impossibilità di scegliere. E su questo aspetto vorrei soffermarmi, non per tirarmi fuori dalla mischia, nella quale, se ci sarà, mi posizionerò ancora una volta tra quelli che brandiranno gli striscioni di cui sopra. Ma per dire che capisco che furti sequestri e una riconversione che langue, complici un presidente carneade e i suoi convitati di pietra, possono terrorizzare, incattivire, stupire, trovare impreparati molti. Possiamo provare disgusto, paura, pietà ma non possiamo indietreggiare, né paralizzarci, né semplificarci in risposte simmetriche e irose. Questi eventi devono dare più responsabilità e più necessità alle nostre idee di autodeterminazione, più desiderio di una cittadinanza attiva, più volontà di scoperchiare “fogne”, guardarci dentro e poi “bonificare”. Guai a dividerci, guai a cercare ciascuno frettolosamente il suo recinto di sopravvivenza economica o ideologica. I lamenti, le delusioni, le vendette, le rivalse, lasciamole al mondo della piccola politica. Possiamo ancora vivere in un paese civile e benestante, ma questo non possiamo aspettarci che venga deciso il giorno del voto. Verrà deciso da noi, dalla quotidiana fatica di tutti noi, dalla nostra voglia di sentirci coinvolti e protagonisti, di sentirci appunto cittadinanza attiva. Questo è l’unico disinnesco di tutti i Cruise. Insomma mi piacerebbe che in questa terra, strano crocevia di paradossi e realtà, nessuno più ci inducesse a sentirci rassegnati, soli e soprattutto stranieri che bussano alla loro stessa porta.