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  • I segreti delle notti isolane


    A volte il reale valore delle cose ci sfugge anche quando è sotto i nostri occhi. È  il caso dei Lepidotteri notturni: le falene. Apparentemente cugine sfortunate delle farfalle, confinate alla vita notturna e ad indossare abiti meno appariscenti, sono in realtà le vere regine della notte; sono infatti uno dei gruppi animali a maggiore diversità e numero di specie e che nascondono ancora molte sorprese.

    Nel 2008 mi è stato proposto dal dott. Giovanni Amori del C.N.R. – Istituto per lo Studio degli Ecosistemi un progetto di ricerca sui Lepidotteri a volo notturno che avrebbe coinvolto 5 isole nel territorio del Parco: La Maddalena, Caprera, Spargi, Budelli e Santa Maria. Il progetto, attualmente in fase conclusiva almeno per quanto riguarda la parte di lavoro sul campo, consiste nella cattura periodica di falene tramite specifiche trappole luminose ad attività notturna.
    La finalità del progetto è quella di stimare, tramite l’analisi delle comunità di questi insetti, l’impatto che i mammiferi erbivori pascolanti introdotti nel corso degli anni sulle diverse isole (cinghiali, capre, mufloni, conigli, etc.) hanno sull’ecosistema. Ci si aspetta infatti che su isole diverse, con diversi gruppi di mammiferi presenti, vi sia una fauna a Lepidotteri differenziata. Ciò si basa sull’osservazione che entrambi i gruppi animali insistono sulla stessa risorsa: le piante. Infatti i Lepidotteri, come i mammiferi sopra citati, sono erbivori, o meglio fitofagi: si nutrono di piante o parti di esse sia in fase larvale come bruchi (mangiano principalmente foglie, ma anche germogli, fusti, granuli di polline e licheni) sia allo stadio adulto in cui si nutrono di nettare (anche se alcune falene allo stadio adulto non possiedono neanche l’apparato boccale, facendo riferimento solo alle risorse accumulate come bruco). Il progetto, per la sua complessità, coinvolge vari Enti oltre il Parco: il C.N.R. in primo luogo, che ha fornito il finanziamento, il Museo Civico di Zoologia di Roma dove gli esemplari vengono studiati e conservati, l’AMP Tavolara Punta Coda Cavallo di cui vengono monitorate 3 ulteriori Isole (Tavolara, Isola Piana e Figarolo), il Centro Ricerca Delfini del C.T.S. e Corsica/Sardinia Ferries che hanno fornito fondamentali “facilities” per il suo svolgimento.
    A conclusione dello studio i risultati saranno sicuramente molteplici ed interessanti: oltre alla attesa Valutazione di Impatto Ambientale ed alle indicazioni per la conservazione relative all’azione dei mammiferi le sorprese sono infatti già state molte. Sono state trovate grandi quantità di esemplari di specie che sul “continente” risultano estremamente rare; specie mai segnalate prima per la Sardegna; specie che durante le loro lunghe migrazioni lungo tutta la penisola passano con le loro rotte sopra il Parco; rarissime specie che abitualmente vivono nei deserti africani e mediorientali e la cui presenza in ambiente mediterraneo testimonia sicuramente cambiamenti climatici a livello globale; specie che attestano il legame biologico da una parte con la fauna spagnola dall’altra con quella toscana... fino ad arrivare ad esemplari peculiari del nord della Sardegna (attualmente in studio tramite tecniche di analisi del DNA in collaborazione con l’Istituto di Anatomia Comparata dell’Università la Sapienza di Roma) che potrebbero rivelarsi come una specie mai descritta dalla scienza...
    Insomma, uno studio di questo genere non ha solo un significato scientifico nella quantificazione della biodiversità o dei problemi causati dall’introduzione di specie in certi ambienti; c’è sicuramente un valore aggiunto, legato al grande numero di specie di cui non si ha idea alcuna dell’esistenza, che è quello di mettere in evidenza la molteplicità e la varietà di forme e tematiche di interesse che solitamente sono celate dall’oscurità della notte, relative al mondo delle falene di cui si conosce ancora ben poco, considerando che nel Mondo sono state censite circa 160.000 specie di Lepidotteri (di cui le cosiddette farfalle sono poco più di 14.000), cioè circa il 10% del totale delle circa 1,7 milioni di specie finora note!
    Fabio Mosconi  (C.N.R. –Istituto per lo Studio degli Ecosistemi e Museo Civico di Zoologia di Roma