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  • La Biodiversità scrive, il Parco risponde


    Presidente,
    l'insieme di tutte le forme viventi, geneticamente dissimili e degli ecosistemi ad esse correlati – che da sempre “silenziosamente” rappresento – mi chiedono di far sentire, se mai ce ne fosse ancora bisogno, la mia VOCE: la mia variabilità biologica (di geni, specie, habitat ed ecosistemi), che ha saputo accogliere la specie umana consentendole la Vita, non può ulteriormente sopportare questa indifferenza che fa la differenza.

    Mi è stato dedicato il 2010, purtuttavia aldilà di frasi di rito o accadimenti di circostanza, non riscontro la stessa Alleanza e rispetto che io stessa nutro rispetto la vostra permanenza.
    Presidente, Lei che presiede alle Politiche di Sviluppo Sostenibile, Lei che prevede quello che potrei esser obbligata a dover fare – rectius, a disfare – faccia sentire la Sua di Voce e tuteli il Patrimonio non dell'Umanità, bensì dell'Eternità, quello stesso che legittima il Suo stesso operato: stia dalla mia parte, ovunque e comunque, ché sta accadendo l'incredibile, l'insostenibile: la mia stessa esistenza è minacciata!
    Nel disastro che si sta consumando nel Golfo del Messico, l'Uomo appare incapace di risolvere il problema che lui stesso ha causato: temo, per la prima volta, di non poter contare più sul suo tecnologico aiuto – spesso tardivo, ma pur sempre infungibile – che ho in passato ricevuto. Le ridda di voci (discordanti) dei tecnici parlano di tentativi disperati, di soluzioni mai provate, di successi auspicati, quelle dei politici si limitano ad un laconico, recito le parole del Dominus Terrae: “pagherete tutto il conto”.
    Ma a chi, a come si potrà presentare il conto? Chi è in grado di poter pagare un conto incalcolabile?
    Non intendo diminuire l'importanza (sociale, economica e culturale) degli allevatori di ostriche o di granchi, delle ore di lavoro perse degli operatori nella pesca o nel turismo, pretendo però che i calcoli tengano conto di tutti i creditori che sono tanti e che in questa sede, come negli ultimi migliaia di anni, mi pregio di rappresentare: famiglie di cetacei, popolazioni di uccelli, forme di vita che non conoscete ancora, e che di questo passo non conoscerete mai.
    Per questi incolpevoli danneggiati, credo, il danno non sia onorabile. E allora parliamo di danno biologico, di danno morale: il danno, comunque lo si voglia definire, è irreparabile, si parla di 3 miliardi di Euro solo per far pulizia.........userete altra acqua pulita (da me) per lavar via altra acqua (da voi) zozzata.
    Voglio di più, pretendo che Lei, signor Presidente Dipendente, signor Uomo, signor Padre, signor mio Figlio, senta il dovere di tutelarmi e di far eco al mio dolore: si costituisca parte civile lesa, vada nelle Aule dei Parlamenti, parli ai Governi, chieda Giustizia; riempia questo silenzio doloso, non sia solo, arruoli testimoni e faccia emergere le responsabilità di questo scempio: so portar pazienza, ma posso diventar terribilmente imprevedibile.....dovrebbe ben ricordare come un timido sussulto di un vulcano ai più sconosciuto vi riporti – letteralmente, sic! – con i piedi per terra. Sappia che un mio problema è un Vostro problema, parlo di un immenso problema senza confini: le mie innumerevoli forme di vita, nella ciclicità delle stagioni, durante l'impollinazione o riproduzione, rischiano di trasformarsi in messaggeri di morte e la MORTE, mio implacabile Rivale, – come certamente sa – non sa tornare indietro! Memento Homo (et Princeps): “Nulla si crea, nulla si distrugge. Tutto si trasforma”, sia fedele a questo Principio al quale – IO – ho dimostrato di saper sopravvivere, o cesserai di Essere.
    Naturalmente, la Biodiversità

    Cara Biodiversità,
    Sono lieto di sentirti, di te si parla molto e spesso ho l'impressione che lo si faccia senza una precisa cognizione di causa, un pò come se fossi il nuovo accessorio di moda, un tempo era lo «sviluppo sostenibile», oggi sei tu. Sai, in fin dei conti, sei la nostra datrice di lavoro, non posso nasconderti un certo imbarazzo nel rivolgermi a Te, sento il peso di tutto il genere umano che deve giustificare il proprio comportamento nei Tuoi confronti, l'indifferenza e, nei peggiori dei casi, l'accanimento contro tutto ciò che ci circonda, contre Te, fonte di vita e Vita stessa, contro se stesso.
    Non ho argomenti a mia discolpa, non posso dire che io in qualche modo non possa sentirmi coinvolto direttamente nella questione, sentire che quella falla sotto il mare non stia minando la mia stessa esistenza, le mie opportunità e quelle di chi verrà dopo di me. Se si pensa che in ecologia si parla di «Butterfly Effect» per esemplificare con il paradosso della farfalla che sbattendo le ali determina la creazione di un uragano dall'altra parte del mondo, a voler dire che tutto in questo pianeta è così interrallacciato che fenomeni per noi inrilevanti e distanti possono in realtà avere origine da azioni comuni ed inaspettate, beh! non posso pensare che quel che sta accadendo, che quel veleno che sta soffocando il mare, uccidendo milioni di specie che forse nenache conosciamo e che non vedremo mai, non stia in qualche modo uccidendo anche me, il mio vicino di casa, il mio amico.
    Cara Biodiversità, non posso discolparmi, ma posso cercare di difendermi difendendoTi, mi muoverò per verificare, tra quanti conosco tra avvocati, tecnici e naturalisti, per verificare se il Parco Nazionale dell'Arcipelago di La Maddalena possa costituirsi ”parte civile” contro la British Petroleum, perchè il risarcimento ambientale non sia solo economico ma sia stabilito un obbligo al ripristino dei luoghi, alla ricerca sul disinquinamento, all'adozione di aree a tutela integrale, perchè il tuo valore non si possa più misura esclusivamente sulla quantità di pesce non pescato.
    Mi farò promotore di un appello affinchè questa posizione possa essere condivisa e sottoscritta da altri Enti che tutelano la natura, dalle Università dalle organizzazioni internazionali e dai singoli cittadini che si riconoscano in questa iniziativa di lotta per salvare il Mondo e perciò se stessi.
    Umanamente, Giuseppe Bonanno