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  • Giovanni Cesaraccio, naturalista maddalenino. Il ricordo toccante di Antonio Gamboni


    Sono trascorsi venti anni da un triste mattino di agosto nel quale, mentre mi recavo in ospedale per il consueto turno di lavoro, fui richiamato da un amico nella sala del Pronto Soccorso e vidi Giovanni disteso su una barella… sembrava dormisse, il volto disteso, gli occhi appena socchiusi, i jeans e la camicia. Era il mattino del tre di Agosto, un attacco cardiaco aveva stroncato all’età di quarantuno anni una delle menti più brillanti della nostra piccola comunità, il destino maligno privava tanti ragazzi che in quel periodo si approcciavano allo studio delle Scienze Naturali di un punto di riferimento, di una guida.

    Il mio interesse innato nei confronti delle Scienze della Terra, in particolare della Mineralogia, mi portava spesso in casa di Giovanni ad ammirare la sua ricca collezione di minerali; consideravo un evento eccezionale poter trascorrere ore ad ascoltare i suoi racconti, le sue esperienze di ricerca effettuate soprattutto nelle cave di Cala Francese.
    E’ stato per me un onore poter intraprendere assieme a lui uno studio “sistematico” delle specie mineralogiche presenti nell’arcipelago di La Maddalena che raggiunse il suo culmine nell’invio a varie Università Italiane di numerosi campioni per le analisi; tutto ciò segnava, di fatto, la fine della ricerca mineralogica effettuata per scopo collezionistico fine a se stesso ed iniziava una stretta collaborazione con i più grandi ricercatori italiani specialisti nel campo delle Scienze della Terra, si concretizzava un lavoro di ricerca, catalogazione, identificazione e conservazione dei minerali rinvenuti che con il tempo ha portato l’Arcipelago di La Maddalena ed in particolare Cala Francese alla ribalta internazionale da un punto di vista scientifico per la grande varietà ed, in alcuni casi, per l’assoluta rarità di specie mineralogiche presenti. Il “motore” di questo successo, peraltro del tutto sconosciuto alla gran parte dei maddalenini, è stato Giovanni, il quale seppe cogliere, non solo nella mineralogia, ma anche in altre importanti discipline, gli aspetti scientifici grazie ad una profonda cultura ed a una attenta osservazione delle meraviglie che la natura ci ha regalato. La natura appunto, quella che Giovanni ha sempre difeso strenuamente, contro i danni per certi versi irrimediabili che l’uomo continua a creare in nome del cosiddetto “progresso”... si traduce poi in una ricerca costante del profitto.
    Osservando le sue isole dall’alto del cielo avrà sicuramente apprezzato l’istituzione del Parco Nazionale dell’Arcipelago che amava così tanto, così come la “denuclearizzazione” del territorio, tutti argomenti ai quali Giovanni era particolarmente sensibile, ricordo le infinite discussioni sul rapporto “uomo-natura”, una convivenza che secondo i suoi brillanti ragionamenti deve essere il più possibile “eco sostenibile” per la sopravvivenza di entrambi.
    Giovanni era questo, avanti nelle idee, avanti nei ragionamenti, estremamente attuale e proiettato verso il futuro, peccato per chi non lo ha potuto conoscere, io ho avuto questa fortuna ed è un qualcosa di prezioso che mi porto dentro, sono passati venti anni, sono tanti, mi mancano le serate trascorse assieme a discutere di mille argomenti, mai banali, sempre una risposta a tutto, sempre alla ricerca di un perché; non so se siamo stati dei bravi allievi, io, mio fratello Tommaso, e tanti altri che hanno fatto tesoro dei suoi insegnamenti, possiamo solo dire che non lo abbiamo mai dimenticato e non lo dimenticheremo mai; ora oltre all’Associazione della quale faccio parte e che collabora attivamente con l’Ente Parco, anche il Museo Geologico Mineralogico Naturalistico del CEA di Stagnali porta il suo nome, un ulteriore modesto contributo alla sua grandezza, ma anche una dimostrazione della presenza costante nei nostri pensieri, nelle nostre attività di ricerca e studio del grande Naturalista maddalenino… Grazie Giovanni.