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  • Il Centro di Educazione Ambientale del Parco, un anno da incorniciare


    La crisi economica globale che sta purtroppo tuttora attanagliando gran parte della nostra vecchia Europa e non accenna a mollare la presa c’è, e si sente, anche se un po’ tutti ci sforziamo di arginarla o quantomeno di limitarne i nefasti effetti sul nostro tessuto sociale. Se possibile, il prossimo anno 2013 saranno ancora più sensibili le ferite della imminente recessione o della mancata crescita, anche quaggiù, nel nostro piccolo e indifeso arcipelago, così esposto a tutti i venti dello spread e della spending review. Che fare, dunque, in tempo di così magri guadagni e ancor più scarsi contanti? Un periodo che i nostri antichi, sempre così colmi di humour e prontezza di battuta, la crisi, per esorcizzarla, l’avrebbero chiamata “siccagna”?

    Spasmodiche sono le attese di tempi migliori, ma per il momento dubbi e ansia aleggiano sul nostro futuro e quello dei nostri piccoli. Già: i bambini! Possono, questi innocenti, soffrire per colpe non loro per esempio di vacanze estive non adeguate o limitate nel tempo e negli spazi? Possiamo noi, familiari, insegnanti, governanti, amministratori, esimerci dal tentare tutto il possibile perché i nostri bimbi abbiano, nel tempo loro più dolce e bello, giochi, buon cibo e spiagge pulite a cui portare tutto il tesoro della loro preziosa infanzia? Non è forse vero che abbiamo tutti il dovere morale di fare noi stessi l’estremo sacrificio per risparmiare a loro, ai nostri piccoli, la sconfitta di una crisi dalle origini tanto lontane quanto feroci? Li guardavamo, lo scorso 9 di giugno, giocare spensierati nel nuovo capannone appena restaurato, qui nel Centro di educazione ambientale, presso il borgo di Stagnali e consegnato da poche settimane proprio a loro all’inizio di questa estate piena di incertezze, ma anche infervorata di attività e caparbia forza di reazione e pensavamo a quanto meritoria fosse l’opera del Parco, che ha messo a disposizione dei piccoli frequentatori tanto spazio al Centro di Aggregazione sociale affinché diventasse sede di “colonia estiva”. Un capannone destinato ai giochi e alle attività ludico-artistiche, tanto ben arredato e comodo da poter funzionare da ostello e vicino ad un altro capannone, quello degli “archi” che ospita la cucina-ristorante e nel quale adesso i numerosi allievi consumano i loro pasti per il momento forniti da un ottimo servizio di catering.
    Subito subissata di voci e affollata di presenze la nuova bellissima struttura è stata inaugurata dal Presidente Giuseppe Bonanno nel corso di una giornata piena di cose, di suoni, di persone e di fermento. Dedicata alle fasce più delicate e bisognose di attenzione la colonia estiva assolve a un compito socialmente fondamentale, in un’estate che si preannuncia, al contrario delle voci catastrofistiche e un tantino iettatorie, già colma di buoni successi e prospettive di investimenti che alla lunga non potranno che dare i loro benefici frutti.
    Per il C.E.A. di Stagnali è stato, l’anno in corso, un anno di consolidamento e di successo indiscusso. Le già affermate strutture museali e didattiche hanno dato il meglio di sé confermando la necessità del loro esistere per la capillare opera di informazione e di educazione ambientale del territorio. Si è cominciato, ai primi di aprile, con il corso di “Sky watching”, osservazione del cielo, delle galassie e dei pianeti tenuto da Marcella Marcialis e Giampaolo Mennitti, del centro “Astrofili di Latina”, che per otto settimane hanno intrattenuto un nutrito pubblico di adulti e di bambini insegnando loro “La Mappa” del cielo in cui riconoscere pianeti e costellazioni amiche e in cui tracciare sentieri che da un capo all’altro della volta celeste unissero punti non ipotetici ma dai nomi leggendari e dalla luminosità ispiratrice di alta poesia. Stravagante proposta ma succosa, questa degli astrofili, che il Parco ha voluto sponsorizzare mettendo fra l’altro a disposizione del corso i locali dell’info-center e gli spazi esterni dove stava posizionato il potente telescopio di proprietà del Parco. La fine del corso è stata poi festeggiata con una serata di balli e coreografie ispirati ai miti delle Stelle che sarebbe tanto piaciuta a Margherita Hack e che hanno riscosso un successo davvero clamoroso ed entusiasta, con ben 4 gruppi ad esibirsi, tutti con una gentilezza ed una grazia senza pari.
    Le bimbe del corso propedeutico di Marcella Marcialis, quotata insegnante diplomata all’Accademia nazionale di danza di Roma, che ha prodotto per le sue bimbe una coreografia su musiche di Vivaldi ispirata al mito delle Pleiadi. Le ragazze del corso avanzato, ancora di Marcella, che hanno danzato una meravigliosa versione della celebrata “Dark side of the Moon”, dei Pink Floyd, sul lato oscuro e misterioso della Luna. Il gruppo di Danze Ottocentesche “Tersicore”, con ballerini di eleganza e bravura davvero spettacolari nei loro portentosi costumi ispirati al periodo risorgimentale intorno al 1850 e riprodotti in maniera filologicamente esatta col gusto della “crinolina”, dei preziosi tessuti del bel-tempo-che-fu e di una cortesia che è dote e merce di questi tempi assai rara. Tersicore, musa della Danza, figlia di Apollo e abitatrice del favoloso monte Elicona, è scesa in Terra per noi che ammiravamo estasiati volteggi e roulades, come in un film di Viscontiana memoria, sotto la guida gentile e severa di Rosi Lubinu.
    Last but not least, la serata è stata resa, se possiamo dire, storica perché è stata quella del debutto assoluto del gruppo maddalenino di ballo sardo, “Ballu Tundu”, nato solo da qualche mese e guidato da Manlio Ninu, nuorese di nascita, ma isolano di adozione che sta tentando una operazione interessantissima e cioè “costruire”, innestare una tradizione (ben più radicata nel tessuto sociale e artistico della nostra grande “terra madre”), ma non ancora popolare a La Maddalena e che potrebbe se ben fecondata dare frutti e fiori anche quaggiù sull’arcipelago. Complimenti per questa bella intuizione con l’augurio che anche il nostro popolo raggiunga prima o poi il traguardo di un “costume” tutto suo, originario e autoctono, segno di identificazione e coesione storica e culturale.
    Emozionante è stata però anche la giornata di fine giugno, nel corso della quale noi del gruppo di ceramica abbiamo avuto l’onore e il piacere di consegnare al presidente del parco Bonanno i lavori (centinaia) eseguiti dai bambini diversamente abili insieme ai normodotati che hanno frequentato il laboratorio di Moneta Solidale guidato dal parroco di Moneta don Andrea Domasky. Si tratta di piccoli oggetti in terracotta smaltata che riproducono fedelmente specie rare o in via di estinzione del nostro arcipelago come la “Patella Ferruginea”, la “Pinna Nobilis”, la “Silene Velutina”, e tante altre seguendo un serio percorso di educazione ambientale fortemente voluto e sostenuto economicamente dal Parco, con una funzione pedagogica di altissimo valore morale, grazie anche al lavoro serio e competente del gruppo che dopo 5 anni può ben definirsi “lo zoccolo duro” dell’attività di ceramica: i maestri Susy e Saverio, le educatrici Sara DeSantis e Laura D’Oriano e ovviamente i piccoli artisti, geniali e simpatici oltre ogni immaginazione.
    La cerimonia di consegna degli oggetti, avvenuta all’interno del CEA di Stagnali è stata magnificata poi dal “varo “ di un plastico in ceramica che riproduce in maniera splendida ed esemplare il Centro di Educazione Ambientale, coi suoi capannoni, i vialetti, i gabbiani luminescenti, le guide in maglietta azzurra e baffi e qualcuno dei gattini che da sempre abitano questo posto fiabesco. Sarà il nuovo vestito del C.E.A., sobrio ed elegante ad aver dato un’impronta ancor più bella e ricca di fascino e ad aver reso più gradevoli le numerose attività promosse dal Parco. Restano una certezza I risultati ottenuti e irrobustiscono la consapevolezza che Stagnali sarà sempre più un punto di riferimento importante per il Parco e per la sua comunità.