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  • Il Parco racconta... La storia di Carlotta


    Giovedì 23 agosto 2012 è stato liberato nelle acque dell’Area Marina Protetta “Penisola del Sinis - Isola di Mal di Ventre”, all’interno del Golfo di Oristano, un esemplare di Caretta caretta, ribattezzato “Carlotta”. L’animale, curato al CRES (Centro di Recupero del Sinis), era stato ferito nel 2011 dall’elica di un’imbarcazione, i cui occupanti avevano subito avvisato l’Ente Parco. L’ 11 agosto 2011 Carlotta, un grande esemplare di tartaruga marina (Caretta caretta) 73 cm di lunghezza e oltre 57 chili di peso, è stata ferita dall’elica di un’imbarcazione all’interno delle acque del Parco Nazionale Arcipelago di La Maddalena. Il diportista che ha ferito l’animale avendo letto una brochure informativa sul recupero di questi animali ha chiamato gli operatori del Parco, i quali intervenendo immediatamente hanno potuto attivare il protocollo della Rete Regionale per la fauna marina (tartarughe e cetacei). L’animale è stato trasportato al Cres, nato dalla collaborazione tra AMP Penisola del Sinis, Clinica “Due Mari” di Oristano e Centro Nazionale delle Ricerche- IMC. I veterinari hanno curato le quattro profonde lacerazioni sul carapace che avevano danneggiato la parte ossea… Carlotta è stata liberata il 23 Agosto 2012 nel Golfo di Oristano, nel tratto di costa in prossimità dell’antica città di Tharros. Al momento della liberazione pesava 55 kg. Le è stato applicato un datalogger che si staccherà nell’arco di 4- 5 giorni, in grado di memorizzare alcuni parametri, misurati ad intervalli di tempo stabiliti e potrà dare indicazioni sugli spostamenti dell’animale (batimetria, direzione di nuoto, etc..). Carlotta è tornata libera nel mare, la sua casa, ma i fattori di minaccia per questi animali non sono solo le collisioni con imbarcazioni, hanno un nemico più silenzioso: la plastica che galleggia nei nostri mari…Nella foto qui accanto, per gentile concessione del Cres, c’è il quantitativo di plastica ingerita e defecata da un animale in degenza al Cres… possiamo solo immaginare quanta ne ingeriscano nel corso della loro vita e quanta non riescano ad eliminare.