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  • Un'estate infernale?


    Quella appena trascorsa è indubbiamente stata un’estate tra le più movimentate degli ultimi anni, con incomprensibili episodi di inciviltà che hanno conquistato le cronache dei quotidiani nazionali e piccoli spazi anche su telegiornali. Si tratta perlpiù di comportamenti di persone che, non solo incuranti delle leggi ma anche del tutto ignari delle buone regole di comportamento che suggerirebbero quanto meno maggiore prudenza laddove è l’ignoranza a farla da padrone, danneggiano l’ambiente e arrecano disturbo ai turisti.

    Un anticipo di avvenimenti all’insegna della follia si era avuto quanto, all’inizio del mese di agosto, un offshore, il “Vittoria Romana”, si era cappottato sopra la secca di Punta Galera, sfrecciando ad una velocità al di fuori di qualsiasi limite imposto non tanto dalle norme, quanto piuttosto dalla ragionevolezza; nessun danno alle persone, ma forse solo per un miracolo. Una vittoria sì, ma per la stupidità. Forse, però, l’oscar va allo yacht di circa cinquant metri “Maraya”, i cui occupanti, dopo aver gettato l’ancora di fronte a Cala Corsara, hanno pensato bene di appropriarsi di una parte dell’arenile allestendo un banchetto con tanto di barbecue, amache e cuscini. Alla faccia del rischio di incendi e dell’occupazione abusiva di suolo pubblico.

    E che dire poi delle spiagge sporche? Checché se ne dica, sono state numerose le lettere di lamentele riguardanti la presenza di rifiuti su arenili - e in alcuni casi anche sulle strade - dell’isola madre e delle isole minori, nonché imbarazzanti situazioni di cassonetti strabordanti. Cosa ha fatto e cosa potrà fare il Parco? Andiamo con ordine. Per quanto riguarda il problema dei controlli nell’Arcipelago, finché gli enti locali non faranno squadra affinché il Parco possa dotarsi di un proprio corpo, le attività di monitoraggio estivo - per quanto preziose perché proprio grazie ad esse vengono segnalati alle Forze dell’ordine i principali illeciti - non sono di per sé sufficienti a fornire le corrette risposte. Ecco perché il Parco sta collaborando fattivamente con la Regione Sardegna per studiare una strategia condivisa per affrontare la prossima stagione estiva. Servirebbe poi una maggiore cooperazione tra le Forze dell’ordine che operano sul territorio del Parco. Anche in questo caso, il Parco è il candidato naturale a svolgere questo ruolo di coordinamento. Sul tema dei rifiuti, invece, il Parco ha cercato con ogni strumento a sua disposizione la collaborazione del Comune di La Maddalena.

    A cosa è servito? A niente, o meglio a ricevere solo insulti. Poiché la responsabilità e la competenza in materia di rifiuti è solo ed esclusivamente degli enti locali (o meglio dei comuni), ma visto anche che il Parco non vuole sottrarsi dalla gestione del problema rifiuti, occorrerebbe sottoscrivere un protocollo d’intesa tra i due enti. Fattibile? Certamente, poiché alcune bozze di questo protocollo erano già state presentate all’amministrazione comunale a partire dai mesi iniziali del 2009, dopo che il Consiglio direttivo del Parco aveva adottato una specifica Deliberazione.

    Cosa ha potuto fare il Parco in autonomia e senza la collaborazione del Comune? Poiché il Parco non vuole sottrarsi alle proprie responsabilità, grazie ai suoi dipendenti stagionali e alle associazioni ambientaliste che operano al CEA, per tutto il mese di agosto e settembre sono state effettuate operazioni di monitoraggio per documentare le eventuali situazioni di degrado dei litorali e su base volontaria il personale ha cominciato a raccogliere rifiuti ingombranti, galleggianti, e abbandonati sulle spiagge. Cosa si potrà fare in futuro? Questa è la vera incognita. Perché senza un’efficace cooperazione, né Parco né Comune potranno mai ottimizzare le risorse che vengono investite per perseguire l’obiettivo di mantenere puliti i litorali dell’Arcipelago. E a perderci sarà un’intera comunità.