body-parcoinforma
  • L’Ente Parco e la LIPU insieme per la salvaguardia delle berte


    La tutela della berta maggiore (Calonectris diomedea): è questo l’obiettivo comune che l’Ente Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena e la LIPU (Lega italiana protezione uccelli) intendono raggiungere insieme e che, a giorni, sarà perseguito ancor più efficacemente con la sottoscrizione di un apposito protocollo d’intesa: le due istituzioni formalizzeranno così la loro collaborazione per la tutela e la salvaguardia di questa specie protetta che nidifica nel territorio dell’Arcipelago. L’Ente Parco sta già collaborando con gli esperti della LIPU nel lavoro di monitoraggio delle colonie di nidificazione delle berte all’interno dell’Arcipelago; alcune isole minori del Parco Nazionale sono infatti divenute siti di nidificazione della berta maggiore, una specie sottoposta a misure speciali di protezione in quanto inserita nell’allegato I della Direttiva CEE “Uccelli” come specie particolarmente protetta. La berta maggiore – uccello marino essenzialmente pelagico che vive in mare aperto e ritorna sulla terraferma solo per riprodursi – è un viaggiatore eccezionale che in un giorno può percorrere centinaia e centinaia di chilometri in mare aperto. Il progetto “IBA Marine”, che la LIPU – in qualità di partner italiano – segue da diversi anni e che ora coinvolge anche l’Ufficio ambiente dell’Ente Parco, è basato su uno studio di telemetria sulla berta maggiore, con il quale si intende salvaguardare gli uccelli selvatici marini a rischio di estinzione e minacciati in tutto il mondo dalle attività umane. Il progetto, realizzato su scala mondiale, è stato lanciato da “BirdLife International” – primo network al mondo per la conservazione e la protezione degli uccelli – ed intende individuare le aree di fondamentale importanza per la conservazione della specie (Important Bird Area, Aree Importanti per gli Uccelli, da cui appunto l’acronimo IBA): tra queste rientrano sia le aree in cui sono situate le colonie sia quelle in mare aperto utilizzate per l’alimentazione. Il programma di azioni ha proprio lo scopo di proporre misure di conservazione per tali aree e contribuire in maniera efficace alla sopravvivenza della colonia che le utilizza. Le attività fanno uso di tecnologie informatiche e in particolare di piccolissimi GPS-loggers che ricevendo il segnale da una serie di almeno 3 satelliti orbitanti sono in grado di memorizzare spazialmente tutti gli spostamenti di un animale. Il GPS viene posizionato sul dorso di un uccello mentre questo si trova nel nido prima che parta per il mare aperto, dove si procurerà il cibo per se stesso e per il piccolo. Lo strumento viene poi recuperato dopo alcuni giorni e collegandolo al computer è possibile scaricare tutti i dati memorizzati. Dopo poche elaborazioni è inoltre possibile visualizzare su mappa tutto il tragitto percorso dall’animale; con diversi tracciati e una serie di analisi è quindi possibile evidenziare le aree maggiormente utilizzate dalla specie indagata per alimentarsi in mare aperto. Ad oggi nel territorio del Parco sono stati censiti 37 nidi ma sono previsti altri sopralluoghi: grazie al lavoro di monitoraggio dei collaboratori dell’Ufficio ambiente dell’Ente Parco e con l’expertise degli ornitologi della LIPU, sarà possibile calcolare il successo riproduttivo della colonia.