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  • Le associazioni scrivono ai Ministri dell’Ambiente e della Pubblica Amministrazione sull’emergenza dei parchi nazionali: “Salviamo i parchi nazionali, gioielli del Paese”


    La spending review prevede di incidere ancora una volta sui parchi nazionali, con un taglio alle spese del personale pesantissimo. E’ l’ultimo di una serie di provvedimenti di tagli negli ultimi anni che, insieme ad altre limitazioni, hanno minato il funzionamento essenziale degli enti di gestione. Tredici Associazioni hanno scritto ai Ministri competenti per evidenziare ancora una volta la situazione. Ora siamo all’emergenza, ma certamente si dovranno mettere in atto molto presto azioni definitive per garantire il funzionamento dei parchi nazionali e di tutte le aree protette italiane. Il decreto legge 6 luglio 2012, n. 95 (cosiddetta “spending review”), convertito in legge il 31 luglio scorso, riporta le disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica. La razionalizzazione della spesa, perseguita con l’obiettivo, del tutto condivisibile, di garantire l’efficienza e l’economicità dell’organizzazione degli enti e apparati, incide, però, pesantemente sui parchi nazionali, portando al collasso i piccoli enti deputati alla gestione. In attuazione a tali disposizioni, infatti, c’è anche una norma (l’art. 2) che comporterà un altro e deleterio taglio agli organici degli enti parco nazionali del 10% delle spese del personale, previsto a brevissimo, entro il 31 ottobre. Questo taglio si aggiunge alle riduzioni operate negli ultimi anni (5% nel 2005, 10% nel 2008, 10% nel 2010 e 10% sempre nel 2012). Ma i Parchi nazionali sono Enti molto piccoli che dispongono, già ora, di personale limitato (circa 800 dipendenti per tutti i 23 parchi nazionali italiani) e, in diversi casi, già allo stato attuale decisamente insufficiente a far fronte adeguatamente alle esigenze di conservazione delle risorse ambientali, in attuazione anche di direttive comunitarie, e alle complesse problematiche derivanti dal rapporto, spesso conflittuale, ma sicuramente con esperienze molto positive, tra ambiente e attività umane, senza dimenticare l’adempimento a tutte le procedure dovute in quanto pubbliche amministrazioni. Questa situazione non può più essere sostenuta dai parchi nazionali, che insieme a tutto il sistema delle aree protette, hanno fornito e forniscono tra l’altro un contributo essenziale al buon governo del territorio, con esperienze del tutto innovative, con l’attivazione di progetti legati alla conservazione, con benefici diretti e indiretti all’economia e alla crescita culturale dei cittadini. Nell’attuale situazione, in cui le dotazioni organiche sono quasi totalmente coperte, il taglio delle spese si tradurrà nella perdita di posti di lavoro di personale di ruolo, con messa in disponibilità per 2 anni e uno stipendio all’80% . Il rischio reale, insomma, è che si giunga fino ai licenziamenti di personale, aggiungendo al dramma per gli enti, resi di fatto inoperativi, il dramma umano per i lavoratori. In attuazione al decreto della spending review il Dipartimento della Funzione pubblica ha emanato una circolare, la n. 10 del 24.9.2012, dove si legge che la riduzione dovrebbe avvenire con invarianza dei servizi. Ma non è pensabile di ridurre il personale degli enti parco con invarianza di servizi! dato che le dotazioni organiche sono già esigue, senza scordare le altre numerose limitazioni cui sono tenute tutte le pubbliche amministrazioni. Si prevedono, tuttavia, possibili compensazioni con altri enti dello stesso settore (compensazione verticale) o di altri settori (compensazione trasversale) in modo che le compensazioni maggiori fatte da alcuni enti vadano a vantaggio di altri enti con maggiori specificità e criticità, con invarianza di riduzione della spesa. Se si vuole evitare, seppure all’ultimo momento, di raggiungere punto di non ritorno ormai vicinissimo, oltre il quale l’Italia rischia di assicurarsi un primato internazionale già sfiorato più volte: la chiusura o lo svuotamento del ruolo dei parchi nazionali; se si vuole che la tutela della biodiversità non resti solo un impegno sulla carta, ma si concreti con azioni coerenti che abbiano obiettive ricadute positive sulle risorse naturali; se si vuole che gli enti parco non perdano la capacità di intercettare finanziamenti straordinari, soprattutto dall’Unione Europea, attraverso i quali è stato possibile realizzare importati progetti che hanno consentito ai Parchi Italiani di progredire ulteriormente nelle attività di conservazione, di ricerca e sviluppo e contribuendo, tra l’altro, alla crescita sociale ed economica dei territori di riferimento con la moltiplicazione di benefici economici notevolmente maggiori rispetto alle poche decine di milioni di euro che la finanza pubblica dedica ai parchi nazionali; è assolutamente necessario e senza indugi che gli Enti parco nazionali non subiscano ulteriori riduzioni di personale, attuando una compensazione cosiddetta “trasversale”, che salvaguardi, quindi, il sistema delle aree protette nazionali, custodi del più importante tra i patrimoni mondiali di biodiversità.