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  • "Eppur si muove!" - di Giuseppe Bonanno (Presidente del Parco e Direttore Editoriale)


    Una progressione lenta e a parer di molti impercettibile, ma si muove, al di là di ogni ragionevole dubbio, e contro le previsioni, i tatticismi verbali e le elucubrazioni lessicali, il Parco si muove, si evolve e ritorna nell’alveo della “normalità”, della “norma”, intesa in questo senso come ritorno al rispetto al dettato della legge.

    La frase attribuita a Galileo Galilei descrive bene il Parco di questi ultimissimi anni: contro il sentire comune alimentato da leggende e credenze “politico-popolari”, cioè alimentate dalla politica, sui ruoli, competenze possibilità e responsabilità del Parco, alimentate per nascondere le cause e le responsabilità altrui, si può affermare che il Parco si muove, nella direzione appunto della stabilità e della ricostruzione del suo ruolo nel rispetto delle competenze attribuitegli per legge e nel rispetto dei ruoli altrui.
    Dopo ben 13 anni dalla sua istituzione, grazie alla testardaggine del Consiglio direttivo e di chi vi scrive, oltre che all’azione del Coordinatore Bruno Paliaga che, seguendo, incoraggiando e coinvolgendo gli uffici nella solennità dell’azione che si voleva fortissimamente adottare, pochi giorni fa è stato affidato l’incarico per la redazione del Piano del Parco e del Regolamento.

    Sono state necessarie ben cinque deliberazioni del Consiglio direttivo e quasi tre anni di lavoro costante per adottare gli atti propedeutici all’affidamento e così dar luogo alla selezione del gruppo di lavoro più idoneo. Tre anni contro dieci; la volontà di fare contro quella di attendere. Sebbene invitati a partecipare, anche in questo caso, abbiamo dovuto fare da soli; infatti la Comunità del Parco, sebbene invitata alla discussione sulle linee di indirizzo da dare al Piano per il Parco, non si è mai presentata né tanto meno ha mai risposto alle nostre missive.
    Soli, forse sperando che il Parco potesse continuare ad essere ostaggio della politica dello scaricabarile; politica secondo la quale tutti i ritardi ed i problemi di questo territorio, dovrebbero essere ricondotti a qualcun altro (Parco, Capitaneria, Marina Militare, etc.). Abbiamo intrapreso la decisione di percorrere la strada fino in fondo e di fare da soli, cercando di interpretare le istanze del territorio e non quelle della politica.
    Abbiamo perciò sancito che il Piano del Parco recepisca il PUC di La Maddalena, per quanto riguarda l’isola madre, al fine di entrare in “punta di piedi” sulle decisioni della città ed invece concentrarci sul resto del territorio delle isole minori e sull’area marina.
    Il Piano per il Parco ed il Regolamento, che per legge dovevano esser redatti entro diciotto mesi dall’istituzione del Parco, si configurano come lo strumento principe attraverso il quale il Parco passa da una gestione sommaria - affidata alla norme di salvaguardia della legge istitutiva - ad una gestione più articolata, profonda e ragionata rispetto alle questioni della salvaguardia e della conservazione, dello sviluppo e della promozione. Lo strumento attraverso il quale si disegna il territorio nel dettaglio sentendo anche chi questo territorio lo vive e lo anima.
    Chiudendo questa fase, che segue un’altra importante vittoria di questi ultimi tre anni e cioè quella della stabilizzazione dei precari, della realizzazione di una struttura stabile di organizzazione interna che sta concludendosi anche grazie all’adozione di un apposito regolamento (anche questo mai adottato), il Parco si avvicina finalmente ad essere una struttura consolidata.
    Un altro muro di incomprensione e silenzio è caduto nel mese di dicembre grazie al clima di cooperazione tra Regione e Parco e la professionalità del C.F.V.A. che ci ha portati finalmente ad avviare l’istituzione del Coordinamento Territoriale per l’Ambiente che - costituito dal C.F.V.A, coadiuvato dal C.F.S. di Caprera, e alle dipendenze funzionali del Parco - sarà il nucleo di controllo e repressione contro gli illeciti ambientali che il Parco, in tutti questi anni, non ha mai avuto, vedendo così fortemente limitate le possibilità in termini di controllo, vigilanza e repressione.

    Certo molto di più dovremmo e potremmo fare, non appena i vincoli  normativi che attualmente ce lo impediscono permetteranno di completare la pianta organica, che grazie all’azione di riordino intrapresa da questa amministrazione ha visto un aumento della dotazione dalla vecchia previsione di 12 alla nuova previsione di 17 unità, senza dimenticare - anche questo grazie alla determinazione del Consiglio direttivo e del sottoscritto - l’opportunità della ricollocazione del personale ex base Usa, centrando un duplice obiettivo: dare dignità lavorativa a nostri concittadini e implementare la forza lavoro dell’Ente aldilà di qualsiasi previsione normativa.
    Stabilità, strumenti di pianificazione e ben quindici regolamenti di funzionamento adottati per disciplinare specifiche funzioni interne ed esterne dell’Ente sono i numeri di un organismo rimasto “in letargo” per troppo tempo e che ora sta riemergendo dal torpore dell’immobilismo, liberandosi dai lacci del “politicantismo” e cioè quella dinamica che fa pensare agli enti come “forti” da assediare e non come strumenti  da utilizzare per il “bene comune” (passatemi questa definizione, sebbene rischi ormai di suonare in modo sempre più anacronistico).

    Ora la strada è tutt’altro che in discesa: c’è ancora molto lavoro da fare per recuperare il tempo perso nel passato, molto da fare per il territorio in termini di immagine e infrastrutturazione  leggera, al fine di creare un sistema che catalizzi lo sviluppo declinato in termini sostenibili.Per fare questo abbiamo bisogno di raggiungere la gente, i maddalenini e i turisti, perché al Parco comincino anche a suggerire oltre che a chiedere, ma abbiamo bisogno di nuovi “ingredienti” fondamentali per favorire lo sviluppo del nostro territorio: coesione, compartecipazione e sinergie.
    Abbiamo bisogno di trovare nell’amministrazione comunale un interlocutore, un alleato, un partner di progetti, uno stimolo ed un pungolo: abbiamo bisogno di lavorare ad un progetto comune, trovando alleanze dentro e fuori l’Isola, perché l’insularità si trasformi in valore e smetta di essere la scusa che alimenta la paura del regresso. Da isole nelle isole dobbiamo lavorare a creare un arcipelago di arcipelaghi fatto di persone, esperienze, professionalità e progetti.