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  • Cetacei nel mar Tirreno: una risorsa per la Sardegna


    Prende corpo lo studio delle popolazioni di cetacei nelle acque della Sardegna nord-orientale promosso dal Dipartimento di Zoologia dell’Università di Sassari con il contributo del Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena, della Fondazione Banco di Sardegna e di RAC/SPA (Centro di Attività Regionali per le Aree specialmente protette). Le ricerche daranno un contributo importante alle conoscenze dell’ecologia di questi animali e potranno fornire importanti informazioni sulle conseguenze, dell’impatto del traffico nautico e delle altre minacce a cui sono soggette le varie specie, la cui tutela è regolata da diverse leggi e accordi nazionali e internazionali ed è ritenuta prioritaria per una corretta conservazione della biodiversità, così come indicato dalle direttive comunitarie e delle indicazioni IUCN (l’Unione Mondiale per la Conservazione della Natura). Le attività, coordinate dalla Dott.ssa Renata Manconi e realizzate nell’ambito del dottorato di ricerca in biologia ambientale del Dott. Luca Bittau, hanno lo scopo di incrementare le conoscenze sui cetacei pelagici e sull’uso dell’habitat per le diverse specie presenti – la cui conservazione è regolata da diverse leggi e accordi nazionali e internazionali – in due adiacenti contesti: da un lato un’area offshore nel Mar Tirreno centrale, al largo della costa nord-orientale della Sardegna, adiacente al Santuario Pelagos per la protezione dei mammiferi marini, dall’altro la zona più prospiciente la costa delle Bocche di Bonifacio, dove sono presenti due importanti aree marine protette: il Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena in Sardegna e la Riserva naturale delle Bocche di Bonifacio in Corsica. L’area delle Bocche rappresenta un potenziale canale di transito e di alimentazione per i cetacei ma anche un punto nevralgico per il passaggio di navi ed imbarcazioni: in questa zona gli avvistamenti sottocosta di balenottera comune hanno una costanza annuale e lo studio e la comprensione degli stessi, grazie al progetto in corso, supporterà le autorità competenti per una migliore gestione della conservazione di tali specie, mettendo in luce i rischi per gli animali e al contempo incrementando la sicurezza per la navigazione. La pianificazione di una campagna di raccolta dati sia da imbarcazione dedicata, sia nell’ambito di attività commerciali di whale watching e di pesca sportiva che operano nell’area di studio, ha consentito di ottenere dati degli avvistamenti di ciascuna specie, inseriti su mappe GIS e correlati con le caratteristiche fisio-oceanografiche dell’area di studio e con i dati ambientali raccolti sul campo. Inoltre, è in corso una fondamentale collaborazione con altri centri di ricerca che permetterà di confrontare e scambiare i dati con quelli acquisiti nell’area settentrionale del Santuario dei cetacei Pelagos: in particolare con il CNR di Bologna e la Fondazione per la Ricerca CIMA di Savona – che da anni svolge attività di ricerca sui cetacei pelagici – con la quale è stato sottoscritto un protocollo di intesa. La fotoidentificazione dei singoli individui ha già contribuito a ricostruirne le abitudini in scala spaziale e temporale, ma le collaborazioni con altri centri di ricerca in atto accresceranno il valore di tali dati. Importante per un buon andamento del progetto è anche la cooperazione con pescatori d’altura che utilizzano l’area di studio per le loro attività sportive. Nell’ambito del progetto ad oggi sono stati percorsi migliaia di chilometri in attività di ricerca ed è stata registrata la presenza di sei diverse specie di cetacei, spesso con i relativi cuccioli. Nell’area costiera i risultati preliminari hanno già permesso di registrare ben cinque avvistamenti di balenottera comune tra le isole del Parco Nazionale dell’arcipelago di La Maddalena e le Bocche di Bonifacio durante i primi mesi del 2011 e numerosi altri lungo la costa gallurese ed in area off-shore. Alcuni eventi hanno interessato il canale tra le isole di La Maddalena e Palau, lungo la rotta dei traghetti che collegano le due isole. Più al largo, i numerosi avvistamenti di cetacei sembrerebbero indicare l’area off-shore della Sardegna nord-orientale come un area chiave ed un habitat preferenziale per diverse specie: quest’area pelagica, poco investigata dal punto di vista scientifico, è ritenuta ad elevata diversità ed abbondanza di cetacei. Lo studio in corso di realizzazione potrà rivestire una ruolo importante alla luce della recente proposta di iscrivere il Mar Tirreno centrale tra le Aree specialmente protette di importanza mediterranea (ASPIM).