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  • Interventi: “Dove sono le idee? Intanto ecco il cemento”


    Parla del tuo villaggio, parlerai del mondo, diceva qualcuno. Profondamente convinta di questa identità tra particolare ed universale credo che la mia isola negli ultimi anni sia davvero un paradigma di tutto il meglio e tutto il peggio della nostra Italia. L’illegalità della cricca che consuma l’Italia consumata a due passi del luogo scelto dall’eroe che l’Italia l’ha fatta. Terra estrema, terra di paradossi La Maddalena con tutto il bello e tutto il brutto inestricabilmente intrecciati. E ora, dopo le delusioni della mancata riconversione, rischiamo di cedere alle lusinghe del caro buon vecchio cemento, che può apparire, solo per chi voglia essere superficiale o vittima della dittatura del presente, un elemento di rassicurazione in un periodo di profonda incertezza. In consiglio regionale l’opposizione attacca la giunta che vorrebbe eliminare i “troppi vincoli” e i “troppi divieti” del PPR, nel timore di una nuova ondata di distruzione del patrimonio naturalistico e paesaggistico della Sardegna con un nuovo assalto alle coste. Un allarme più che giustificato se si considera che la macchina della speculazione edilizia è già in piena attività, posto che si sia mai fermata: infatti sarebbe pronto anche a La Maddalena, dove si contano già centinaia di vani invenduti e inutilizzati, un progetto di piano di adeguamento del PUC che punta a forzare i vincoli imposti dal PPR per dar spazio a nuovi insediamenti residenziali. Aree di due o tre ettari, assolutamente incontaminate, destinate ad essere classificate zona B. Un’area di almeno tre ettari, in zona Crucitta, interamente coperta da una foltissima macchia mediterranea, anch’essa vincolata dal PPR, sulla quale è stato predisposto un progetto di lottizzazione che ha già ricevuto la prima approvazione da parte dell’amministrazione e del consiglio comunale. Ne abbiamo bisogno di queste nuove lottizzazioni? O meglio chi ne ha bisogno? La Maddalena con meno abitanti, ma con più case, devastata da orde di predatori indigeni e importati di fuori. Interi quartieri edificati senza necessità, senza inquilini. Ma paradossalmente un fenomeno abbastanza consueto nelle aree soggette a recessione economica è la mancanza di prassi collaborativa e di prospettive a medio-lungo termine. Viene quindi considerata con più favore la costruzione di opere di dimensioni cospicue, in grado di assegnare redditi immediati ad un gruppo individuabile di soggetti, rispetto a dei progetti che abbiano per obiettivo una crescita generale in un periodo più lungo. L’opportunismo e l’individualismo si riflettono e sono aggravati dall’incapacità di elaborare progetti sistemici; non solo l’azione dei singoli tende ad essere opportunistica, ma anche l’attività degli enti preposti alla programmazione tende a distribuire le risorse e gli eventuali incentivi tra i differenti gruppi di interesse piuttosto che a ricercare la collaborazione, individuando linee unitarie. Perciò bisogna adesso, in questo momento preciso, decidere da quale parte stare, se vogliamo essere pro o contro il cemento. Perché le conseguenze di quello che si sta decidendo, di quello che si sta facendo poi le pagheremo per sempre. E perché, diciamolo con provocatoria semplicità: il cemento uccide il turismo e toglie posti di lavoro, non li dà. Ora non è soltanto una battaglia per ambientalisti e radical chic. Questo è un alibi di chi vuole costruire, è invece una scelta che incide profondamente sulla qualità della nostra vita, la nostra e quella dei nostri figli, e che quindi riguarda tutti. La Maddalena non ha bisogno di altre seconde case, ha bisogno di un progetto credibile e realistico, dove vi sia posto anche per la ricettività (stagionale e non), ma che preveda una ricchezza di iniziative nei settori più disparati. E’ urgente orientare l’attenzione e l’interesse sulla cultura, la ricerca, l’acquisizione di nuove professionalità. In molte le discipline : le scienze naturalistiche, il paesaggio, la culturale e la storia dei luoghi, la marineria e la navigazione, la vela, la nautica in genere e le manutenzioni. Solo per fare alcuni esempi. L’Arsenale e tutti gli altri siti di proprietà della pubblica amministrazione debbono uscire dallo stato di degrado per un progetto di rilancio della nostra economia. Tutti quei luoghi rischiano altrimenti, per esigenze di cassa, di finire in preda alla speculazione. L’ambiente è sostenibile, noi no, e solo la Bellezza dei nostri luoghi non solo ci salverà, ma anche ci nutrirà. E non intendo solo spiritualmente.