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  • Zaino in spalla per il parco


    Guardare con occhi diversi posti già conosciuti e cogliere sempre aspetti nuovi può voler dire fare ogni volta un’esperienza diversa. Per un escursionista anche rifare lo stesso sentiero, per esempio in un’altra stagione, può riservare sempre nuove sorprese. Questo può dipendere da tante cose: non solo dalle differenze della natura nelle diversi periodi dell’anno, ma anche dall’attenzione che ci mettiamo, oppure proprio da cosa stiamo cercando. L’occhio del naturalista aiuta a guardare anche un po’ per aria, o a mezz’aria, facendoci cogliere anche dei particolari per nulla scontati. Osservare, per esempio, le farfalle che popolano le isole dell’Arcipelago è una scoperta piacevole che allieta l’animo, oltre che darci un segno di quanto il nostro ambiente sia salubre: il numero e la quantità di specie di lepidotteri sono elementi spesso utilizzati come bioindicatori. “Dove ci sono più farfalle la vita è migliore anche per l’uomo!” E’ uno slogan che proviene da attenti studi e dall’esperienza dei naturalisti e degli entomologi che affermano che la presenza di tante farfalle, di tante specie diverse, attesta che l’ambiente è sano. Vedere invece, nella loro stagione, sempre la stessa specie non è un buon segno e non vederne affatto ancora meno. Inoltre l’importanza delle farfalle, da non dimenticare, è anche legata al fondamentale ruolo che rivestono, insieme a tutti gli altri insetti pronubi, nell’impollinazione delle piante con fiori, trasportando il polline da un fiore all’altro e permettendo la conseguente formazione del frutto, garantendo quindi la buona riuscita della riproduzione vegetale. Passeggiando a Caprera in primavera non è difficile imbattersi nei bruchi che riposano tranquilli sulle loro piante ospiti e che spesso vengono confusi con i “vermi”. In realtà altro non sono che gli stadi larvali di farfalle che, completata la loro metamorfosi da bruco a crisalide, ad un certo punto “sfarfalleranno” e potranno spostarsi di fiore in fiore, abbeverarsi su gocce di rugiada, alimentarsi su frutti in decomposizione o, per qualche specie, non mangiare affatto…dedicando tutto il tempo da farfalla esclusivamente alla ricerca del partner per accoppiarsi, riprodursi e poi morire. Nelle ore calde, è facile incrociare il volo leggero e planante, o nervoso ma delicato, di tante farfalle che spesso cercano di sfruttare i giorni in cui il vento è debole per volare di fiore in fiore o che volteggiano in coppia in cielo, spiralando veloci in salita, in un corteggiamento che termina con una rapida picchiata della coppia verso il suolo, dove poi potrà accoppiarsi. Una delle farfalle più comuni nell’Arcipelago è in realtà un endemismo presente solo in Sardegna e Corsica e nell’arcipelago toscano e balearico. Lasiommata paramegaera (paramegera o lasiommata sarda, come qualcuno la chiama) è una piccola farfalla di colore bruno, che spesso si rinviene a scaldarsi al sole tra le rocce granitiche o al suolo negli ambienti aperti e secchi tra la macchia mediterranea. I suoi bruchi sono davvero difficili da trovare, così simili alle foglie delle graminacee di cui si nutrono e con le quali si mimetizzano perfettamente. I bruchi e le farfalle del più importante insetto endemico dell’arcipelago, Papilio hospiton, sono invece molto colorati ed avvisano in questo modo i predatori di essere tossici se mangiati, garantendosi così la sopravvivenza. I maschi di questa farfalla sono molto “territoriali”, e non è difficile scorgerli a Caprera mentre difendono la loro area di corteggiamento, scacciando anche le grosse libellule imperatore, temute da molti altri insetti. Ma la più grande delle farfalle diurne nell’arcipelago è Charaxes jasius. In estate è facile vederla fino a tardi planare e volteggiare tra una pineta e l’altra come un aeroplanino di carta nero che vola silenzioso. In realtà è una robusta e massiccia farfalla appartenente alla famiglia delle Ninfalidi, molto comune anche a Spargi e Budelli, con la pagina superiore delle ali di un colore nero corvino, e quella inferiore con disegni simili ad un prezioso tappeto sardo. I suoi bruchi, anch’essi mimetici e difficili da trovare per un occhio inesperto, hanno la curiosa caratteristica di riposare sempre sulla stessa foglia, quasi fosse un giaciglio, e di inclinarsi sempre nella direzione dei raggi solari, come dei piccoli girasole. Gli adulti invece spesso sono attirati dalla frutta in fermentazione e dalle sostanze alcoliche che vi si producono, e non è raro vederli posarsi sui torsoli di pesca o sui bicchieri di vino durante i pic-nic in pineta o in spiaggia. Si è fatto tardi ed è ora di rientrare, ma le cose che abbiamo scoperto e osservato non le dimenticheremo in fretta, basta d’ora in avanti avere sempre la curiosità di un bambino quando passeggeremo, zaino in spalla, per i sentieri di Caprera.