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  • Progetto PMIBB: dalla Corsica un modello per “fare rete” e monitorare le diverse specie di Caulerpa


    Si è svolto lo scorso 30 novembre presso la sede dell’Office de l’Environnment de la Corse (OEC) a La Rondinara (Bonifacio), un incontro del “Réseau Caulerpe” (Rete Caulerpa) esteso al Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena, partner dell’OEC nel progetto PMIBB: il Réseau in Corsica costituisce, più che un semplice un tavolo di confronto tra le varie istituzioni competenti, gli esperti del mondo accademico e gli operatori del mare, una vera struttura partecipativa che permette di mettere vari e utili strumenti a disposizione dei partecipanti e di divulgare così le informazioni necessarie per acquisire una maggiore consapevolezza sull’argomento. Nel corso della riunione, Gérard Pergent, tra i massimi esperti del settore, ha illustrato gli ultimi studi realizzati in collaborazione tra l’Università di Nizza e l’Università di Corsica e pubblicati nel rapporto Observatoire sur l’expansion de Caulerpa taxifolia et Caluerpa racemosa en Méditerranée: se in alcune aree della Corsica la presenza di Caulerpa racemosa era già nota, nuovi rilevamenti l’hanno confermata anche in altri siti, alcuni anche di particolare interesse naturalistico, all’interno dei quali era solo ipotizzata. D’altronde tutti i paesi che si affacciano sul Mar mediterraneo contano ormai una presenza considerevole di questa specie meno pericolosa tra le Caulerpe alloctone – che cioè si sono originate ed evolute in un luogo differente in cui si trovano – anche a causa della circolazione delle correnti, che favoriscono la propagazione dell’alga. Per quanto riguarda la situazione della Caulerpa taxifolia, potenzialmente più rischiosa per i nostri fondali, giungono buone notizie, che tuttavia non devono far diminuire il livello di attenzione sul problema: da un lato la sua presenza è scongiurata sia in Corsica sia nell’Arcipelago di La Maddalena, dall’altro sono stati recentemente pubblicati alcuni articoli scientifici in cui si parla di regressione nelle zone colonizzate. La situazione sarebbe riconducibile a due diversi fattori: secondo alcune ipotesi tale specie troverebbe un equilibrio con le altre, mentre per una seconda teoria più accreditata il parziale insuccesso dell’ “alga killer” sarebbe imputabile a un patrimonio genetico debole. Una delegazione del Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena ha partecipato all’incontro con un duplice obiettivo: mettere a disposizione dei colleghi corsi le informazioni disponibili sulla presenza delle specie di Caulerpa in Sardegna e avviare le prime relazioni che porteranno, nel 2012, ad introdurre anche nell’area dell’Arcipelago il modello del Réseau corso, come previsto dal Progetto PMIBB (Parco Marino Internazionale delle Bocche di Bonifacio), finanziato con fondi del Programma di cooperazione transfrontaliera “Marittimo” Italia-Francia 2007-2013. Andrea Cossu, docente dell’Università di Sassari – che oltre ad essere un esperto sull’argomento è anche membro del Consiglio direttivo dell’Ente Parco – ha voluto, oltre a fornire una panoramica della situazione sarda sulla Caulerpa, condividere con i presenti alcune ipotesi da mettere in campo per una sua eventuale eradicazione. La situazione della Sardegna vede attualmente presente la Caulerpa taxifolia a Golfo Aranci, in prossimità dell’area meridionale del Parco, rappresentata dalle isole di Mortorio e Mortoriotto, le cui acque sono spesso interessate da barche provenienti proprio dall’area interessata e che potrebbero facilmente trasportare le infestanti. I monitoraggi svolti in Corsica grazie al Réseau Caulerpe consentono di acquisire informazioni sullo stato di salute dei siti colonizzati dalla Caulerpa e di comprendere se vengono registrati cambiamenti riguardo alla sua estensione. Fondamentale in questo senso il ruolo della formazione degli operatori (diving, etc.) e della comunicazione: i dati vengono infatti raccolti, condivisi e comunicati ai vari soggetti che fanno parte della rete, non solo agli altri organismi gestori o alle istituzioni. In tal modo, ad esempio, i diving possono divulgare le informazioni e sensibilizzare i loro iscritti, che possono così contribuire ad effettuare monitoraggi e a raccogliere i dati. In che modo il Réseau viene esteso al Parco di La Maddalena? Grazie alle azioni di monitoraggio avviate nelle scorse settimane nell’ambito del Progetto PMIBB, che avvengono in azione combinata grazie ad un’apposita équipe sardo-corsa e alla predisposizione di un protocollo comune, è possibile acquisire nuovi dati e contribuire a rafforzare il dispositivo di sorveglianza. Nei primi mesi del 2012, inoltre, si terrà un incontro tra l’Ente Parco, i partecipanti alla Rete corsa e i diving che operano all’interno dell’Arcipelago, allo scopo di garantire una maggiore conoscenza dei nostri fondali con attività di sensibilizzazione e comunicazione – tramite la predisposizione di brochure e il ricorso ad altri canali – e di realizzare una mappatura delle zone a rischio di infestazione e coinvolgendo anche le maestranze marittime e i diportisti; allo stesso tempo le altre istituzioni come l’Università dovranno continuare la ricerca e la sperimentare nuovi sistemi di eradicazione.