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  • Venti anni dalla Legge quadro sulle aree protette: compleanno o funerale?


    In occasione del Ventennale della Legge quadro sulla aree protette e delle proposte di modifica alla Lege quadro sulle aree protette, che il 6 dicembre scorso ha compiuto vent’anni, il Presidente dell’Ente Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena Giuseppe Bonanno scrive la seguente lettera indirizzata a Parchi e Aree marine protette italiane.

    Cari colleghi, sebbene in molti si accingano a festeggiare il “compleanno” della 394 mi duole invece dover, in controtendenza, esprimere tutto il mio cordoglio per la morte della filosofia ispiratrice della stessa. Per quanto io ritenga necessarie le modifiche proposte alla Legge quadro, si è proceduto ad ipotizzare elementi di una tale pericolosità da rendere i Parchi, se ce ne fosse ulteriore conferma, uno strumento quasi ancillare rispetto alle esigenze altrui e gli Enti gestori sempre più messi in difficoltà nel raggiungimento degli obiettivi istitutivi. In particolare continuano a non essere affrontati i temi reali e concreti relativi all’esigenza di una maggior elasticità e dinamicità degli Enti parco, al fatto che vi siano un’assenza di coordinamento strutturale - e non demandato alla volontà dei singoli - e una mancanza di altri elementi, come ad esempio di una maggiore rappresentatività delle comunità locali che non si traduca in un “commissarimento” degli enti alle esigenze, seppur legittime, esclusivamente economiche delle amministrazioni locali, di un gruppo di acquisti comuni per risolvere realmente le diseconomie e di un centro studi: quest’ultimo, in particolare, dovrebbe consentire agli Enti di risolvere criticità e dubbi interpretativi sulle norme da un lato e di mettere in rete best practice anche di natura amministrativa dall’altro. L’obiettivo della separazione e della tutela delle prerogative dell’Ente gestore rispetto alle spinte speculative, riconoscendo dignità e stabilità al sistema dei Parchi italiani, è ben lungi dall’essere raggiunto e sembra, piuttosto, che ci si stia muovendo in senso diametralmente opposto. Eppure l’evidenza dei fatti è sotto gli occhi di tutti: il territorio italiano è attraversato da emergenze ambientali che mettono in discussione il sistema economico e pianificatorio impostato dal dopoguerra a oggi. Un tempo si parlava dei Parchi quali laboratori all’interno dei quali sperimentare tecniche che poi potessero “contaminare” il territorio circostante, mentre oggi assistiamo al processo inverso, ossia al tentativo di portare quelle logiche economico speculative all’interno dei territori protetti. Da anni a questa parte continui “attacchi” all’operatività dei Parchi sono stati portati avanti nelle varie Leggi finanziarie; alle volte siamo riusciti ad eludere i contraccolpi delle misure “punitive”, altre volte le abbiamo subite riducendo enormemente la capacità opativa degli enti di gestione: non da ultime la cancellazione dei contributi per le Aree Marine Protette e la capziosa riconduzione degli Enti Parco nella previsione di cancellazione delle indennità per gli organi di vertice. Guardando al complesso delle misure fin qui adottate e che oggi impattano sul sistema delle aree protette, non posso che confermare la sensazione che si stia concretizzando il processo di “svuotamento” delle competenze e dell’autorevolezza dei Enti Parco in un lento ma inesorabile processo che non trova oramai più alcun argine. Per tali motivazioni ritengo che ci sia ben poco da festeggiare ma piuttosto restare al capezzale del morto per l’estremo saluto...