body-parcoinforma
  • Rubrica - Appunti in agrodolce


    Continua il malcontento, dilagano le manifestazioni di protesta di maestri, professori, alunni, genitori, dalle scuole materne all’Università. La ministra Gelmini per tutta risposta dice che “proprio non capisce”… Sapesse quanto poco ci conforta questa sua reazione… Non voglio ipotizzare l’esistenza di un piano maligno che coscientemente si prefigga biechi risultati. Ma è pur lecito riflettere sugli effetti “logici” che seguiranno a certi cambi, anticipare determinate situazioni che molto probabilmente si andranno configurando. Risultati e situazioni che, è fin troppo facile prevederlo, andranno verso una maggiore discriminazione e un impoverimento generale della scuola e non - come sarebbe necessario - verso una maggiore qualificazione e diversificazione dell’insegnamento, e verso processi di integrazione non più postergabili nella società italiana.

    Se - e dico se - il tempo pieno verrà eliminato, ridotto o “trasformato” qualitativamente, il maggior tempo a disposizione nei pomeriggi verrà utilizzato in forme molto differenti a seconda delle condizioni e possibilità socio-economiche della famiglia. Non credo sia azzardato dire che le famiglie più povere, o genitori costretti a fare doppi turni di lavoro, si troveranno a dover risolvere dei problemi logistici ed economici (non sempre i nonni sono disponibili né vivono nelle vicinanze) molto complessi ed onerosi per cercare di occupare il tempo libero dei propri figli in maniera sana, soddisfacente e didatticamente valida.

    Se il piano Gelmini prevede tagli di fondi per ottenere un risparmio complessivo di otto miliardi di euro, ci può essere qualcuno in grado di spiegarci e farci credere che questo avverrà in beneficio della qualità dell’insegnamento...? Certamente la razionalizzazione e la ottimizzazione non passano necessariamente per un aumento dei costi, ma a parte che ciò è totalmente vero soprattutto riguardo alle imprese, ammettendo che potrebbe esserlo in parte anche per la Pubblica Istruzione, è in grado la ministra Gelmini di spiegarci quali e dove sono gli strumenti di ottimizzazione? Nel grembiulino? Ultimamente, molti politici tentano di commuoverci con ondate di ricordi nostalgici su come era bello e bravo il vecchio maestro unico con il quale hanno studiato loro e imparato tanto (…bhe, a pensarci bene poi questo sarebbe un ulteriore argomento in contro…).

    Scherzi a parte, non si tratta di screditare il passato, sicuramente molti si sono solidissimamente formati attraverso il maestro unico di una volta, ma si tratta di dire che adesso, nella situazione e sviluppo attuale, il maestro unico rappresenta indubbiamente un retrocesso, significa un togliere laddove se mai ci sarebbe bisogno di un aggiungere. Seguendo con le sue consuete - ed efficaci a quanto pare - strategie medianiche, il Presidente del Consiglio ci consola con qualche carotina, qualche innovazione futuribile, qualche pia intenzione: la lavagna elettronica (bellissima ed utilissima) comprata generosamente per qualche scuola, le dichiarazioni nel senso che verranno applicati criteri di meritocrazia per maestri e professori (chi lavora bene guadagnerebbe di più). Giusto, ma preoccupante se non si discute, specifica, chiarisce, quali potrebbero essere i metodi di valutazione dei docenti. Berlusconi dice che non gli vanno bene stipendi tutti uguali per maestri e professori, dice che questo è un egualitarismo adatto per un sistema socialista, non per un bel paese liberale e democratico come il nostro. Viene solo a me il dubbio che, nonostante le sue arie così ridanciane e alla buona, non gli vada bene nessun tipo di egualitarismo?... Intanto in molte famiglie si stanno facendo programmi e conti in tasca: Potranno tenerceli i nonni? Quanto ci costerebbe una baby sitter? E se ci decidessimo a mandarli in una scuola privata e festa finita?...