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  • Rubrica - Appunti in agrodolce


    Il 25 novembre prossimo parte ufficialmente, in diverse regioni e città italiane, la Staffetta di Donne contro la violenza, un’iniziativa dell’UDI nazionale - unione Donne in Italia - sottoscritta anche dal Gruppo UDI Arcipelago LaMaddalena il quale, per farne conoscere itinerario ed obbiettivi, e contribuire alla presa di coscienza al riguardo, ha organizzato nella sala consiliare del Comune di La Maddalena un incontro con la partecipazione di diversi professionisti e specialisti. Il problema della violenza contro le donne è sommamente intricato e complesso - storicamente, socialmente e psicologicamente -.

    Affonda ed occulta le sue radici in strati ed humus insospettati ed insospettabili. Maschera spesso la sua torva e tragica persistenza dietro facciate di glaciale perbenismo. Si contamina anche con odi razziali, sommando obbrobrio con obbrobrio. Entra in connubio con i fondamentalismi religiosi, arrivando ai vertici dell’indicibile: mortificare e massacrare in nome di Dio precisamente l’essere al quale, per altri versi, grazie alla capacità di offrire il dono della vita, si attribuisce retoricamente una relazione più intima con il divino. Sangue e dolore e paura e sfinimento sempre dalla parte del più debole. Sempre “privata della vita”, letteralmente o metaforicamente, la parte a cui non sono mai stati dati, o sono stati sottratti brutalmente, capacità e strumenti di autodifesa.

    In questo labirinto dell’orrore forse risulta utile, sia a fini di prevenzione che di attenzione e sostegno alle vittime, distinguere due tipi di violenza (anche se ontologicamente, la violenza è una). La prima forma - perpetrata sia dal mostro sconosciuto come da quello che vive dentro casa, o è amico di famiglia…- è quella a cui potenzialmente sono esposte tutte le donne, e va combattuta fondamentalmente sul piano legale e penale come su quello dell’assistenza sanitaria in generale e psicologica in particolare. Si tratta della violenza fisica concreta, che va dalla prevaricazione, alle percosse, alla violenza sessuale. In questo ambito, la possibilità reale di presentare denuncie, dare appoggio concreto alle vittime, applicare  leggi severe e  non ricorrere alle cosiddette, ed ignominiose, “attenuanti”, creerebbe una rete di sicurezza che, oltre a punire prontamente chi delinque, rafforzerebbe la fiducia delle donne nelle istituzioni e quindi aumenterebbe la loro disponibilità e volontà di presentare la denuncia quando ve ne sia giusta causa, non subendo e prolungando nel tempo situazioni che spesso si evolvono fino alle più tragiche conseguenze.

    Una seconda forma di violenza contro la donna è quella che potremmo definire come il dominio e la sopraffazione del maschio, e il corrispondente affossamento delle capacità di autorealizzazione della donna, raggiunti con diversi meccanismi: sociali, educativi, psicologici, sentimentali. In questo caso non ci sono percosse né nessun tipo di violenza fisica, al contrario. Messa a volte in un piedistallo, “difesa” con amore dal mondo esterno, coccolata perennemente come una bambina o un bel soprammobile nei casi “migliori”, o trattata come una mentecatta e una incapace negli altri. In ogni caso umiliata, profondamente umiliata come persona, limitata, spinta con sufficienza nel microcosmo domestico. Oppure apprezzata, molto “apprezzata”, però sotto sotto ricattata, obbligata ad essere una super-donna, a compiere nell’arco di ventiquattro ore la mirabolante avventura di essere allo stesso tempo straordinaria madre, amante, cuoca e artista, o maestra, imprenditrice, scrittrice, operaia, ricercatrice, sarta, dirigente politica, etc, etc…

    Queste subdole e svariatissime forme di violenza, vanno combattute principalmente sul piano formativo, sin dalla più tenera età, attraverso l’educazione formale ed informale, ed attraverso esempi comportamentali e scelte di vita offerti, ovviamente, sia alle bambine come ai bambini. La giovane ragazza solidamente formata, rispettata nei suoi desideri di realizzazione personale, cosciente dei suoi diritti e doveri, difficilmente cadrà in reti di relazioni asfissianti ed umilianti. Sarà capace anche di trovare nella relazione con le altre donne gli strumenti per approfondire ed analizzare il proprio eventuale disagio. Troverà la forza di compiere percorsi autonomi anche se più difficoltosi o dolorosi. Saprà superare la vergogna e il che dirà la gente e chiedere aiuto quando le sole proprie forze non sono più sufficienti, quando il sorriso di un’amica-sorella e/o l’intervento di una istituzione competente ed efficiente possono aiutarla a far rispuntare il sole nella sua vita.